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Veganismo: Le Monde in Francia e la Oxford University in Gran Bretagna lo affrontano scientificamente

20 settembre 2017

Di Ilaria Beretta

Immagine: particolare del dipinto di Paulus Potter, Il Toro, (1647)
conservato al Mauritshuis dell’Aia

 

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Mentre in Italia il dibattito sul Veganismo è ancora ridotto ad ambiti di nicchia e quando si apre al grande pubblico è messo all’angolo come nemico da combattere o almeno da prendere in giro e ridicolizzare, in Francia e in Gran Bretagna la scelta vegan è analizzata in termini documentali e scientifici alla ricerca di una verità condivisibile.

«Poiché gli animali sono esseri senzienti e sono spesso trattati in modo indegno, la nostra società deve evolvere verso la fine del regime della carne.»
Questa frase di Renan Larue, lo scrittore francofono autore di Le végétarisme et ses ennemis (Biblioteca Universitaria di Francia, 2015) basterebbe da sola a dare significato a un incontro per i diritti degli animali e per un fruttuoso cambiamento della società a favore di tutti: animali, uomini, ambiente.
Larue è stato coinvolto da qualche associazione animalista? O si è presentato spontaneamente a un convegno di attivisti vegani? Niente di tutto questo! Renan Larue è stato invitato al prossimo Festival Le Monde organizzato dal quotidiano francese sabato 23 settembre 2017 all’Opera Bastille di Parigi. Gli altri relatori al dibattito che ha per titolo: “Domani, tutti vegani?” saranno: Brigitte Gothière, portavoce di L214, l’associazione promotrice della campagna contro il foie gras e adesso produttrice dei video girati all’interno dei macelli che hanno sconvolto l’opinione pubblica francese; e poi Christiane Lambert, presidente della Federazione nazionale dei sindacati degli agricoltori (FNSEA), che è stata anche vicepresidente della commissione parlamentare riguardante la catena alimentare; il dibattito sarà moderato da Audrey Garric, giornalista di Le Monde, sensibile alle tematiche “animbientaliste”. Tutto questo nell’ambito del festival organizzato dal quotidiano francese che ha come tematica più generale “Il sogno” o “Il sognare” o, meglio ancora, l’invito a sognare insieme il domani.
Il festival tratterà le più svariate tematiche, come è giusto che sia per un quotidiano molto diffuso (tiratura 380000 copie ) e generalista: dall’ecologia della spazzatura ai reportage di guerra, dal lavoro dei giovani alle azioni culturali volte a coinvolgere chi di cultura non ne vuol sapere. Quindi non c’è nulla di fazioso o predefinito nell’affrontare il tema del veganismo: c’è “solo” un grande quotidiano che sente il bisogno di fare luce su un malessere sempre più diffuso in Francia, collegato al consumo di carne e ai video denuncia sui trattamenti riservati agli animali negli allevamenti e nei macelli. Infatti, secondo i dati riportati da Le Monde stesso, il 30% dei francesi mangia meno carne (dati indicati da Xerfi) e le vendite di alimenti vegetali e vegani nel 2016 hanno registrato un aumento dell’82%.
Ma non solo Le Monde è interessato ad affrontare un dibattito serio su un futuro privo dell’orrore dei macelli e ricco di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, degli animali e delle persone che con essa si sostentano: anche la Oxford University affronta il problema con il programma della Oxford Martin School sul futuro del cibo «che – si legge sul sito di presentazione dei lavori – unisce le ricerca esistenti sui sistemi alimentare prodotte a Oxford e sostiene una nuova ricerca interdisciplinare che affronta le sfide per alimentare la popolazione globale in modo sostenibile, sano e equo». Nel dipartimento sono stati simulati quattro scenari alimentari sulla base di dati (già verificati all’interno all’ateneo) che sono stati messi in relazione alla salute delle persone e dell’ambiente, con questo risultato finale: la trasformazione globale dei gusti alimentari con diete povere di carne e più ricche in frutta e verdura eviterebbe otto milioni di morti premature entro il 2050, ridurrebbe di due terzi le emissioni di gas serra ed eviterebbe danni causati dai cambiamenti climatici stimabili in 1,5 trilioni di dollari; non trascurabili neppure l’economia di denaro nel settore sanitario, denaro che verrebbe messo a disposizione per essere speso in molti altri modi importanti e utili.
Ci aspettiamo, e auspichiamo, che anche in Italia si arrivi a parlare presto di Veganismo, quello vero, che non è una dieta, né una moda, né una setta né un estremismo. Senza la vis polemica di alcuni e la testa girata dall’altra parte di molti (intellettuali, giornalisti e scrittori, emittenti radiotelevisive…). Senza entrare nel merito, qui e oggi possiamo dire che essere vegan, o almeno pensarci seriamente sopra, è una tendenza, dovrebbe esserlo. Il passo giusto, uno dietro l’altro, per accedere a un mondo con meno problemi globali e individuali.

 

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