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Vegan è chic:
in giro per il mondo
alla ricerca dell’ingrediente perfetto

Intervista a Jolanta Gorzelana,
autrice di Vegan è chic

di Ilaria Beretta

Immagine del libro Vegan è chic

Vegan è chic (Newton Compton), il libro di ricette e appunti di cucina di Jolanta Gorzelana, torna in libreria in una nuova edizione riveduta e arricchita con le osservazioni dei lettori, nuovi spunti culinari e non solo. «Il messaggio del mio libro e del mio blog può essere riassunto in questo: non aggressività. Non critico nessuno, non voglio moralizzare, mi occupo di dare a più persone possibili l’opportunità di una scelta etica. Con il mio lavoro di ricerca vorrei mostrare che si può cominciare dalle cose più semplici, e anche divertenti, come nutrirsi di cibi realizzati in poco tempo e con ingredienti vegetali, facili e sotto mano».

LE RICETTE
DEL LIBRO

Nelle ricette contenute nel libro ci sono gradi di difficoltà differenti?
«Ho preferito dare rilievo soprattutto al tempo di realizzazione. Noi tutti ne abbiamo poco a disposizione, io stessa faccio un altro lavoro e il mio blog e le ricette sono il mio secondo impegno. Anch’io devo risparmiare tempo e realizzo così le mie ricette, tutte vegetali, con un occhio al piacere di farle e un occhio all’orologio».

Quindi la parola chiave delle tue ricette è semplicità?
Sì. Viaggiando assai incontro culture e culture del cibo molto diverse, vado nei locali che mi indicano persone che conosco da tempo e di cui mi fido o altre che ho conosciuto al momento, così anche per caso, ma soprattutto, prima di partire mi documento sui mercati, sui luoghi dove la gente comune di quel luogo va a fare la spesa, sceglie e compra alimenti per realizzare i piatti quotidiani, le verdure e la frutta migliore, gli ingredienti tipici che magari non si trovano nei ristoranti. Stando nei mercati capisci meglio la cultura di quella società e hai anche l’occasione unica di ascoltare scambi di ricette e di consigli culinari, tutto casalingo, tutto semplice. Quello che apprendo lo rielaboro, lo reinvento e lo scrivo.

Come definiresti la tua cucina?
Nel libro propongo una cucina che definirei fusion perché è il risultato della mia cultura vagabonda, del mio provenire da un altro paese, la Polonia. A differenza del blog che è fluido, dove interagisco con i lettori/visitatori, il libro è un medium diverso, costruito e definito, per questo in questa seconda edizione ho voluto arricchirlo con consigli pratici e con dettagli apparentemente anche “fuori tema”, perché tutti siano a proprio agio nel fare una ricetta. Un esempio della mia cucina fusion: la barbabietola che si accoppia bene con il cioccolato, una manciata di strisce di cavolo nero che diventa una di patatina salutare, il basilico e il cocco che danno un tocco di ricercatezza non ostentata alla tofu cake…

L’ELEGANZA E
I VIAGGI

L’eleganza è sempre semplicità, allora?
Sì. Penso che più una cosa sia sofisticata più alla fine si debba rivelare semplice, conta l’idea dietro.

Torniamo ai tuoi viaggi…
I miei viaggi partono… dal web. Lì trovo indicati locali e mercati, poi una volta sul posto cerco persone esperte di cucina, di gastronomia o semplicemente che hanno voglia di raccontarmi un po’ il posto dove vivono, e ascolto i loro consigli. Spesso mi indicano posti lontani dalle rotte turistiche e ignorati dalla rete, ma dove scopro spesso l’anima vegan di quella cultura gastronomica. Sto ultimando una guida sull’Islanda vegan, reperibile sul web. Sembrava che non ci fosse niente, ma il mio viaggio ha rivelato tutt’altro. A Reykjavik, tra le tante cose, ho scoperto una panetteria che realizza un muffin salato con scaglie di cioccolato fondente, una cosa strana senza zucchero, squisita; dietro l’angolo c’è una caffetteria con ogni tipo di latte vegetale, avena, soia, riso, mandorla, a scelta: un valore aggiunto (ma naturale) in una città e in un paese dove il caffè è la grande golosità nazionale e le caffetterie sono molto diffuse e frequentate…

Riassumendo, un libro di ricette, un blog, tra poco una guida sull’Islanda vegan, manca qualcosa?
Mancano i miei corsi di cucina. Li tengo abitualmente a Milano e a Firenze. Qui si apprende come trasformare in pietanze impensabili i vegetali, come contrabbandare le verdure sotto le spoglie di cibi classici e inusuali allo stesso tempo. Volete qualche esempio? La torta al cioccolato a base di zucchine o di cavolo nero, il riso di cavolfiore grattugiato, i cannelloni a base sfoglia di zucca e miglio cotto al posto del formaggio…

INGREDIENTI DELLA
CUCINA VEGANA

Quali tra gli ingredienti nella cucina vegan italiana trovi che siano poco usati rispetto alla cucina della tradizione polacca che ti è familiare?
In Polonia usano due ingredienti base: la barbabietola e il miglio che qui sono ancora poco usati. Me ne stupisco perché sono entrambi molto versatili: con la barbabietola puoi fare antipasti, pietanze salate e dolci. Il bimestrale Cucina naturale mi ha chiesto uno speciale di ricette sulla barbabietola, si trova ancora in edicola (il numero settembre-ottobre 2016, ndr), per chi fosse interessato; e poi c’è il miglio con il quale puoi fare letteralmente tutto: il latte, la ricotta, l’addensante per i polpettoni e gli sformati, la cheese cake, i budini…

Abbiamo detto la parola chiave per il libro e per le ricette, qual è quella dei corsi?
Certamente “divertimento”. Le persone arrivano, trovano una dispensa, cominciano da subito a lavorare e a destreggiarsi, io li seguo ad uno ad uno ma fanno tutto loro, si mettono in gioco!

Le sue ricette si trovano sia sul blog che nel volume di ricette Vegan è chic (Newton Compton) appena uscito in una seconda edizione arricchita, con un prezzo più piccolo a 9.90 euro.

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