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Quagga: una rinascita
in chiave ecologica

Intervista a Mariagrazia Berardi,
di Quagga

di Ilaria Beretta

LA QUAGGA: UN ANIMALE
E UNA SPERANZA

La Quagga è una “quasi zebra”, erbivora e mite vissuta in Sudafrica fino alla seconda metà del 1800 e sterminata a causa delle sue carni e della sua pelle. Qualche anno fa era considerata estinta come il Dodo, ma è stata riportata recentemente in vita e reintegrata nel suo ambiente naturale in seguito e grazie a un procedimento di selezione genetica. L’azienda Quagga, che idea e produce capi per proteggersi dal freddo ha voluto prendere il nome da questo animale e ispirazione da questa storia che unisce nei suoi fili la sconsideratezza dell’uomo, la scienza per una volta alleata della vita e una rinascita. Infatti, anche la storia di Quagga unisce tre leit motiv: la necessità di essere ecosostenibili, il sostegno della scienza e della chimica a favore del riciclo e dell’ambiente, la creatività che esce dai disegni di Stefano Bonaventura, il designer che dal 2010 disegna i capi delle collezioni.

CALDI, CALDI,
CALDI E… INTELLIGENTI

l designer Stefano Bonaventura e Lorenzo Minetti, l’attuale presidente, sono stati gli ideatori del marchio Quagga, abbiamo intervistato Mariagrazia Berardi, responsabile della gestione con un’esperienza decennale nella produzione tessile italiana ed estera.
Perché ci vuole in azienda una persona con la tua esperienza?
Perché mai come nel settore tessile l’ecosostenibilità può essere elusa. Solo chi conosce bene quali siano le modalità di produzione di ogni Stato può scegliere come e dove far produrre i propri capi e come e dove venderli. Conosco bene come si produce in Cina, India, Pakistan, Magagascar, Mauritius. Ad esempio, in Cina c’è uno sdoppiamento di produzione, il mercato interno è fuori controllo e si possono verificare casi di lavoro minorile e di forti irregolarità ambientali, mentre il mercato verso l’esterno segue dei parametri internazionali e viene controllato sia dal governo centrale sia dai veri enti esteri.

PRODURRE TESSILE
AI TEMPI DELLA GLOBALIZZAZIONE

Quagga dove produce?
Il laboratorio principale è a Torino e, secondo modelli e linee, la produzione si sposta anche in Puglia. Ogni capo ha un’etichetta interna che descrive nel dettaglio la storia del capo stesso, in modo che chi compra sa quale valore ha tra le mani.
La vostra parola chiave?
Sostenibilità. L’idea di Stefano (Bonaventura, ndr) e Lorenzo (Minetti, ndr) è partita da una riflessione sul materiale: «l’azienda produrrà in poliestere riciclato», il materiale che è stato considerato il più adatto a proteggere dal freddo, il più leggero, impermeabile, caldo e anche il più interessante da rimettere in circolo, e riutilizzare più volte. Sulla base di questa costante, ogni anno cambiamo il fornitore.

SOSTENIBILITA’
ETICA

Quindi ecosostenibilità al primo posto…
Sì, ma mai disgiunta da etica ed estetica. Etica perché selezioniamo gli ambienti di lavoro in modo che la produzione dei nostri capi non nasconda sfruttamento di persone e categorie deboli, e perché tutti i materiali usati, dalle imbottiture alle fodere, anche i particolari e le minuteria, arrivano a noi dopo una certificazione ambientale.
Un capo di abbigliamento viene realizzato dopo vari trattamenti, spesso inquinanti come i lavaggi, le colorazioni, i fissaggi: Quagga come fa?
Ogni azienda tessile e d’abbigliamento sceglie le sue procedure, c’è chi preferisce di tingere il filato e poi comporre il capo, il “tintofilo”, o il “tinto pezza” o il “tintocapo”. Ognuna di queste scelte mette in campo agenti chimici per la colorazione, per il fissaggio e, naturalmente, il risciacquo finale con un dispendio d’acqua sempre molto elevato. Quagga non tinge: stampa digitalmente. Da Stefano arriva il disegno e si procede sui capi come se si trattasse di una stampante digitale e dei suoi fogli.

DESIGN AL SERVIZIO
DELLA COMUNITA’

Bruno Munari diceva che il designer è «un progettista dotato di senso estetico, che lavora per la comunità», è un sentire comune anche alla Quagga?
Sì, direi proprio di sì. Prendiamo ad esempio questo nuovo capo della collezione 2016-2017 che aiuta a stare calde e comode le donne in attesa di un bimbo e poi, con una semplice inversione di zip permette loro di tenere il bimbo in braccio, al sicuro e protetto: fa parte del modo vedere il nostro lavoro a servizio di tutti, del singolo con le sue esigenze e, guardando con responsabilità a che cosa ci circonda, del Pianeta.

Per saperne di più…

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