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Elezioni 2018: gli Impresentabili

 

1 marzo 2018

di Ilaria Beretta

vitellino-nel-suo-giaciglio

Si sta chiudendo le campagna elettorale delle elezioni politiche 2018, caratterizzata non solo dall’abitudine tutta americana di non parlare di programmi se non per sommi capi (molto sommi) e di insultare gli avversari, ma anche dalla completa assenza di attenzione per la Questione animale.
Per noi vegani è una bella sconfitta, anzi due. La prima: non aver sviluppato una coerenza di gruppo in grado di presentare le nostre istanze al mondo politico, la seconda: non essere riusciti a sensibilizzare l’opinione pubblica a tal punto da far pensare come imprescindibile l’inserimento nei programmi di una “condizione animale”.

Allora veramente vegan è solo una moda o una dieta?

Perché questi ultimi cinque anni, che hanno visto decuplicare le persone che hanno preso coscienza di come il mondo attuale sia una sola e unica carneficina a spese di altre specie, persone che hanno visto filmati, indagini-verità, mostre, letto libri, che sono state ai vari festival e meeting… non sono riuscite a mettere insieme un gruppo che volesse “sporcarsi” le mani in politica?
Persino i cacciatori, già formati in lobby, hanno pensato di offrirsi come pacchetto votante per chi li sosterrà nella prossima legislatura, perché non l’abbiamo fatto anche noi?
Non essere capaci di esprimere un gruppo coeso per fare cartello alla Camera dei deputati e in Senato fa pensare che noi tutti siamo esattamente come quelli che non vogliamo essere. Anche per noi – evidentemente – la questione animale viene dopo quella personale con le varie fazioni che compongono il variegato (ma non così tanto) mondo vegan e animalista.

Chiunque governerà nei prossimi anni non penserà a Loro, eppure ce ne sarebbero di cose da fare nell’immediato, che sono anche a indiretto vantaggio dell’uomo: chiudere la caccia (meno vittime, più week end in libertà nei boschi), far riconoscere agli Animali la personalità giuridica, ridurre (ovvero dichiarare illegale) la sperimentazione, sostenere la coltivazione di legumi d’eccellenza (richiesti in tutto il mondo) e cereali da latte: gli allevatori hanno paura di perdere il loro lavoro e si accaniscono; forse, incentivi anche europei, non destinati alle quote latte ma alla riconversione potrebbero far passare la paura e reimpostare un’economia fiorente.

Sono pochi punti, è vero, e scritti di slancio, ma alzi la mano chi non è d’accordo!

Anche se il rapporto Italia Eurispes 2018 ci dice che i vegani nel 2017 sono stati in calo e noi gli diamo retta perché l’anno scorso aveva scritto che nel 2016 si erano quintuplicati (non sarebbe giusto usare due pesi e due misure), noi sappiamo che il mondo mangia un po’ meglio da quando ci sono i vegani che sottolineano il valore di una dieta a base vegetale e, anche se uno non si dichiara vegano, magari si fa il cappuccino veg al bar perché è buono e fa bene e ha ridotto il consumo di carne, uova e latticini, se non altro per seguire un’onda.
Le persone vegane sono state le prime a mettere in evidenza gli studi che hanno rilevato il collegamento degli allevamenti con l’inquinamento ambientale e che hanno avuto il coraggio di dire che essere ambientalisti e ignorare la vita degli Animali è per lo meno contraddittorio (se non disonesto) perché significa dimenticare tante cose, a partire dai disboscamenti selvaggi per aumentare la produzione di mangime.

Noi non ci stancheremo mai di dire che mangiare carne fa male: anche se non ti fa venire il cancro fa male al resto. Mangiare carne fa male alla vita, perché ci fa vivere in una costante menzogna. Il genere umano non si evolverà ma anzi tornerà indietro, se non mette a nudo questa vergogna e non sana questa lacerazione profonda: sapere e mentirsi quotidianamente sul fatto che ci stiamo nutrendo di nostri simili e che potremmo tranquillamente non farlo.
Ora più che mai è necessario mostrare a tutti, ogni giorno, le facce di galline, maiali, mucche, vitelli, capre, pecore perché sono loro i veri Impresentabili di questa campagna elettorale, quelli che il mondo non vuole vedere per quello che sono: animali come noi.

Io spero che qualcosa all’interno del nuovo governo prodotto da queste elezioni 2018, si possa formare uno “zoccolo duro” dei diritti degli Animali: per fare questo bisogna essere potenti, fare pressione, e per esserlo e farla bisogna essere uniti su alcuni punti fondanti.

Organizziamoci, per favore. Per loro.

elezioni 2018 | questione animale | politica vegan

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